Da gennaio a maggio 2026, il Laboratorio Edu-Green del “Fraccacreta” è diventato il cuore di un’avventura educativa unica: semi che germogliano, piante che crescono, ragazzi che fioriscono.
C’è un momento, nel laboratorio Edu-Green dell’I.T.E.S. “Angelo Fraccacreta” di San Severo, in cui il tempo sembra fermarsi. È il momento in cui un ragazzo si avvicina per la prima volta a una piccola piantina che lui stesso ha seminato settimane prima, la osserva, la tocca con la punta delle dita, e poi si gira verso il professore con un sorriso che vale più di qualsiasi valutazione. È quel sorriso che racconta meglio di tutto cos’è davvero il progetto “Laboratorio di Coltura Idroponica”.
Il progetto, affidato alla responsabilità del prof. Federico Perna, docente di Scienze Integrate, si è svolto da gennaio a maggio 2026 e ha coinvolto gli alunni con Bisogni Educativi Speciali dell’istituto. Ma dire solo questo sarebbe riduttivo: quello che è nato tra le pareti del laboratorio è stato molto di più di un corso di botanica applicata.
«Volevamo che i ragazzi capissero che anche loro, come quelle piante, hanno bisogno delle giuste condizioni per crescere. E che, come in un sistema idroponico, nessuno cresce davvero da solo.» – Prof. Federico Perna, Responsabile del Progetto
Tutto ha avuto inizio con una serra idroponica a LED: una macchina compatta, quasi futuristica per chi la vede per la prima volta, che consente di coltivare piante senza terra, grazie all’acqua arricchita di sostanze nutritive e alla luce artificiale calibrata sui ritmi della fotosintesi. Gli alunni hanno imparato a preparare le capsule, a dosare i nutrienti, a monitorare la crescita giorno dopo giorno. Hanno coltivato pomodori, lattuga, broccoli e peperoncino. Hanno osservato con i propri occhi il miracolo della germogliazione, il modo in cui una radice cerca l’acqua, il momento in cui spunta la prima foglia vera.
Ma il progetto non si è fermato al laboratorio. Quando le piante sono diventate troppo grandi per il kit idroponico, i ragazzi le hanno trapiantate in vasi, prendendosi cura di loro come si farebbe con qualcosa di prezioso. E quando anche i vasi non bastavano più, le piante sono finite nel giardino della scuola: un orto vero, creato con le loro mani, che oggi tutti possono vedere crescere.
«È stata un’attività divertente e stimolante», racconta la prof.ssa Antonietta Lombardi, che ha collaborato al progetto insieme alla prof.ssa Nadia Salvitto, Funzione Strumentale e coordinatrice del Dipartimento sull’Inclusione. «I ragazzi hanno acquisito insegnamenti preziosi che potranno mettere in pratica come comportamenti sostenibili. Ma soprattutto hanno riscoperto il piacere di fare le cose insieme, con le proprie mani, di aspettare, di prendersi cura.»
Le metodologie scelte – cooperative learning, learning by doing, tutoring – non sono state un dettaglio tecnico, ma una scelta di valore. Ogni attività è stata pensata per valorizzare le capacità di ciascuno, per trasformare le differenze in risorse, per fare in modo che nessuno si sentisse escluso dal cerchio del sapere. Gli alunni si sono aiutati a vicenda, si sono spiegati le cose, hanno condiviso le scoperte. Hanno imparato, insieme, che la cura è una forma di conoscenza.
«L’emozione degli studenti coinvolti è stata di grande impatto. La curiosità della novità ha influito in termini motivazionali sulla presenza e sulla costanza nel partecipare attivamente.» – Prof.ssa Nadia Salvitto.
A tutto questo si è aggiunto un tassello fondamentale, spesso invisibile ma insostituibile: il lavoro di chi opera ogni giorno accanto agli studenti. I docenti di sostegno e non, il personale educativo ed ATA hanno accompagnato ogni passaggio, trasformato ogni difficoltà in un’opportunità, garantito che nessuno rimanesse indietro.
E l’Assistente Tecnica Grazia Fanelli ha reso possibile il funzionamento del laboratorio con competenza e disponibilità, curando ogni aspetto tecnico e strumentale con dedizione essenziale.
La Dirigente Scolastica prof.ssa Maria Soccorsa Colangelo, che ha voluto e sostenuto questo percorso, ha inquadrato il progetto in una visione più ampia: «Il progetto Edu-Green ha permesso agli studenti di apprendere in modo significativo e duraturo i principi dell’educazione ambientale, agro-alimentare e della sostenibilità. L’applicazione pedagogica dell’orticoltura didattica promuove comportamenti salutari, favorisce una sana alimentazione per il benessere della persona e un consumo consapevole, nel rispetto della stagionalità dei prodotti, in accordo con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.»
Ciò che resta, alla fine di questo percorso, non sono solo le piante nell’orto scolastico o le pagine dell’erbario. Resta qualcosa di più difficile da misurare ma di altrettanto reale: la fiducia che questi ragazzi hanno guadagnato in sé stessi, la scoperta che loro, come ogni seme, hanno tutto ciò che serve per crescere.
Basta avere le condizioni giuste. Basta avere qualcuno che ci creda.
E il “Fraccacreta”, ancora una volta, ha dimostrato di essere quel posto.
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