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“GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE” 2023: L’I.T.E.S. “FRACCACRETA” DI SAN SEVERO PER LA CULTURA DELLA PACE

di Alessandro M. Basso (Addetto-Stampa dell’I.T.E.S. “A. Fraccacreta”)

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La violenza non è forza ma debolezza né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruggitrice”: così, “uno spirito aggressivo verrà abbattuto, l’orgoglio conduce alla caduta, la violenza finirà con l’essere sconfitta”.

Con questi due aforismi, rispettivamente attribuiti a Benedetto Croce ed a Bruce Lee, può sintetizzarsi lo spirito con cui, anche quest’anno, l’I.T.E.S. “A. Fraccacreta” di San Severo ha ricordato la Giornata contro la violenza sulle donne.

All’evento formativo, coordinato dalle docenti Emilia Falcone e Concetta Capodaglio in veste di referenti dell’educazione alla salute e tenutosi lo scorso sabato 25 novembre (2023), hanno preso parte, con l’ausilio altresì dei peer educators, tutte le classi dell’Istituto presieduto dalla Dirigente prof.ssa Maria Soccorsa Colangelo.

La violenza di genere– ha dichiarato la prof.ssa Capodaglio- è un male profondo della società e ne mina il tessuto delle relazioni umane. La recente tragica vicenda di Giulia e Filippo ci ricorda quanto sia urgente affrontare questo problema con serietà e determinazione: in particolare, la violenza contro le donne rappresenta una manifestazione estrema di disuguaglianza di genere e di mancanza di rispetto per la dignità umana. Le istituzioni educative devono, dunque, promuovere una cultura del rispetto reciproco, andando oltre la mera trasmissione di conoscenze accademiche e quindi, includendo dibattiti aperti ed approfondimenti che sensibilizzino gli studenti sulla necessità di costruire relazioni sane. La prevenzione della violenza richiede anche una sfida alle norme culturali dannose ed agli stereotipi radicati nella società: soltanto attraverso una visione condivisa di rispetto, uguaglianza e tolleranza-zero possiamo sperare di creare un futuro in cui ogni individuo possa vivere libero da timori e minacce”.

Considerato che le azioni eticamente scorrette e gli illeciti sono spesso generati ed accomunati da ignoranza, è fondamentale diffondere la cultura del rispetto, ancor prima della conoscenza dei diritti e doveri, ed è necessario che la stessa si basi sull’importanza della cultura della non violenza come valore generale dell’umanità: è questo il nodo cruciale che attanaglia l’esistenza dell’uomo, visti peraltro i molteplici conflitti bellici in atto, da decenni, sul Pianeta.

Così, conoscere la violenza assume rilievo per riconoscerla e, dunque, contrastarla sin dai primi segnali.

Una gonna corta– ha aggiunto la studentessa Rosa Tandoi (classe 2A AFM)- un vestitino attillato o una maglietta più scollata sono, spesso, motivo di molestie: se hai dei pantaloni aderenti e vai a ballare in discoteca con le amiche, senti mani indesiderate che ti toccano senza il tuo consenso o cammini per strada e senti qualcuno che ti fischia. Purtroppo, queste situazioni sono molto frequenti e si verificano almeno una volta nella vita di una donna perché le vittime e gli aggressori possono appartenere a qualsiasi ceto e classe sociale. La violenza, però, può essere costituita anche da atteggiamenti quotidiani assunti dal proprio partner e che fanno capire di essere in relazioni tossiche e non sane: per una società migliore, è necessario, quindi, non sottovalutare questi atteggiamenti e non rimanere in silenzio”.

Parafrasando Galimberti, i “problemi” possono sorgere nel momento in cui l’essere umano è chiamato a passare dall’amore incondizionato dei genitori all’amore dei due innamorati perché quest’ultimo è, spesso, condizionato dai reciproci vantaggi di ciascuno.

All’uopo, è da dire, comunque, che non qualsiasi atteggiamento e comportamento è immediatamente rilevante per l’ordinamento giuridico ai fini di una sua sanzionabilità e peraltro, in alcuni casi, può risultare, persino, arduo individuare i punti di contatto tra legge e condotte: pertanto, la soglia morale, in ambito di condotta, può costituire un importante criterio-guida per evitare di commettere azioni irrispettose, ancor prima che illecite.

La nostra stessa cultura italiana è, fondamentalmente, umanistica, per cui l’essere umano non è soltanto ciò che fa ma anche ciò che pensa: in ogni caso, l’equilibrio tra mente e cuore è, senza dubbio, l’elemento centrale per condurre una vita sana e responsabile.

Sono convinto– ha proseguito lo studente Luigi D’Anzeo (classe 3A AFM)- che l’amore non faccia mai del male: in una relazione, ci possono essere litigi ma arrivare a gesti violenti non è umano. L’amore fa e vuole il bene dell’altro: eppure, la storia di Giulia deve farci ulteriormente riflettere e rifiutare la legge del più forte. Non è normale la normalità della violenza quotidiana sulle donne”.

La Giornata è stata, sicuramente, un’occasione per meditare su cosa veramente sia la violenza e quando essa possa essere definita tale ed altresì per focalizzare su ogni forma di violenza anche a prescindere dal sesso perché, in Italia e nel mondo, la violenza viene commessa anche nei confronti dell’uomo.

E’ da tenere presente, a riguardo, che, in termini giuridici, come sottolineato dal Prefetto di Padova Francesco Messina, l’uccisione di una donna, quando avviene non per motivi legati all’appartenenza al sesso femminile come ad es. per ragioni economiche, rapina, liti generiche e/o per pietas, rientra nella stessa fattispecie punibile a titolo di omicidio, quale reato grave ma comune, ed applicabile anche se commesso a danno di un uomo: si può, invece, parlare di femminicidio, reato specifico peraltro non legiferato in Italia come illecito a sé stante, quando l’omicidio di una donna avvenga per il solo fatto di essere donna.

Ecco, dunque, l’importanza di richiamare, quotidianamente, i principi etici ovvero quelli che caratterizzano l’essere umano, dotato di raziocinio, distinguendolo dagli animali, dotati di istinto.

I lavori esposti durante la Giornata– ha evidenziato la prof.ssa Falcone- sono il frutto di un percorso che le classi prime hanno svolto con i peer educators nei primissimi giorni di scuola, affrontando il tema della gentilezza alla luce delle relazioni di genere: nello specifico, dopo lo scalpore dei nuovi tragici episodi, urgeva una immediata riflessione e rompere il silenzio. Altri lavori sono stati svolti dalle classi terze, poche settimane fa, insieme alle operatrici della cooperativa sociale del Filo di Arianna che, a febbraio prossimo, torneranno per continuare un percorso avviato, già lo scorso anno, con le classi quarte. Il Fraccacreta, da alcuni anni, porta, dunque, avanti un progetto educativo di ampio respiro, anche attraverso l’educazione all’affettività: ciò per avviare un processo di sensibilizzazione e di maturazione delle coscienze che richiede tempi lunghi e la collaborazione di ulteriori agenzie educative”.  

Necessita, dunque, allontanarsi da una visione prioritariamente materialistica della vita e delle relazioni per far spazio ad una forma mentis et animi che contempli la bellezza dell’educazione e della gratitudine verso il prossimo, da intendersi dunque come un dono e non come destinatario “prescelto” di comportamenti oppositivi, oppressivi e/o punitivi: non si può, cioè, generalizzare, colpevolizzando a priori e chiunque, perché non esistono uomini (o donne), in quanto tali, cattivi ma persone buone e persone che sbagliano.

Fondamentale è, pertanto, la crescita anche psicologica degli individui in modo che, sulla base di punti solidi di riferimento, si realizzi una piena maturità, dunque senza lacune formative da eccessi e/o difetti, e che non vi siano, per dirla con Kernberg, quegli estremismi comportamentali patologici da overt o covert: il valore del rispetto, reciproco, potrebbe, altresì, essere interpretato anche nell’accezione generatrice e religiosa e, quindi, ogni donna quale madre ed ogni uomo quale padre, almeno in via potenziale.

La violenza, sia contro le donne che verso gli uomini, a partire dagli atteggiamenti e dagli approcci quotidiani– ha concluso la Preside Colangelo- è sempre da evitare ovvero da bandire, con fermezza, in quanto spezza opportunità e sogni di tutti, non soltanto delle vittime ma anche di coloro che la esercitano: attraverso la cultura e la riscoperta di valori morali e spirituali, come l’umiltà e la solidarietà, uomini e donne, insieme, possono combattere, per una società migliore, questa battaglia di civiltà, da non intendere, però, come una guerra tra sessi ma come l’agire per la costruzione di un’identità unitaria che, partendo dall’ideale della libertà, generi un vivere reciprocamente armonico, e non meramente individualistico”.